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giovedì 22 gennaio 2009

Il percorso

E insomma adesso non saprei spiegare bene come e perché mi venne la voglia, o meglio si direbbe l’intenzione, di andare a trovare Luigi. Luigi, sì, intendo dire si capisce Luigi P., che conoscevo da una vita, anzi precisamente dai tempi della scuola (media, non elementare, veramente). Voglio dire che eravamo compagni di scuola: non di classe, per la verità, in quanto lui era nella sezione E ed io nella B, al rinomato Istituto Rosmini, che appunto entrambi frequentavamo, come ho già chiarito.
Ora, poiché si sa benissimo che l’ufficio di Luigi è del tutto fuori mano, o quanto meno fuori mano per me che non passo mai dal Quartiere Nuovo, anche perché ciò implicherebbe affrontare la Circonvallazione (e anzi Luigi stesso deve aver più volte ironizzato a modo suo su questi miei percorsi urbani , a suo dire tortuosi, mentre non c’è nessuna prova, dico nessuna, che io pratichi itinerari tortuosi, e del resto perché dovrei?) ; dunque dicevo siccome il suo ufficio è notoriamente fuori mano per non dir periferico, è ben possibile – non lo escludo affatto, in perfetta buona fede - che anche per questa circostanza per così dire logistica non lo frequentassi da mesi, se non addirittura da anni ( ma qui allora si aprirebbe correttamente una parentesi per chiederci piuttosto perché mai non si muoveva lui, con tutti i suoi bei tragitti semplici e diretti?).
Insomma ,per un motivo o per l’altro, in fondo sono fatti miei, decisi di visitare il mio amico nel suo studio, che poi è anche abitazione, visto che non solo ci lavora ma ci vive con la famiglia .E invero mi è sempre sfuggita la ragione di questa commistione di lavoro e vita privata che mal si concilia con quell’ordine mentale che Luigi vorrebbe sfoggiare sempre, mentre a suo dire io risulterei confuso e affatto privo di concisione; ma, domando e dico, per spiegare a dovere tutto si dovranno pur ricapitolare le diverse circostanze, perciò respingo decisamente, in fede, tutte quelle accuse di tragitti tortuosi, urbani o mentali che siano, che in qualche modo si ricollegherebbero tra l’altro alla mia presunta riluttanza ad avventurarmi nella Circonvallazione.
Dunque ho affrontato la Circonvallazione, impresa tutt’altro che agevole, e anzi diciamo pure francamente impervia. Il problema è complicato enormemente dal fatto che da non molto, e proprio non si capisce il motivo, hanno rivoluzionato la circolazione di autobus e mezzi pubblici in genere, per tacere delle isole verdi e delle conseguenti deviazioni, mentre il discontinuo flusso pedonale e il traffico dispersivo accrescono le insidie del passaggio.
Ma tornando alla mia visita a Luigi, ché poi è sostanzialmente di questo che intendo riferire, non senza peripezie e travagli che per brevità non starò qui a ricostruire, ho guadagnato quel suo eccentrico ufficio - abitazione. E siccome non c’era quella solita signorina anziana a ricevere in anticamera, in pratica mi sono introdotto da solo in quella stanza che a me pare proprio dannunziana, ma dico dannunziana in senso deteriore, dove Luigi tiene di tutto, foto sue e di famiglia, pratiche fiscali e busti in cera, cimeli di antenati, vasetti e radici orientali e quant’altro, altro che rigore razionale, cari miei! Perciò come dicevo mi sono introdotto da solo e chi ti trovo, riverso sulla scrivania, che doveva essere tornato al Creatore già da un bel po’? Ma Luigi, proprio lui, con un gran buco nella fronte. Qualcuno doveva avergli sparato in testa, ecco, era questo che volevo dire, insomma.