“Non a caso, proprio mentre crolla lo zinco, si rivaluta lo yen. Intanto la General Electric fa l’aumento di capitale, la Ford è in crisi e il Pakistan è bombardato. Chiaro il nesso?…” Arturo si esalta di scenari globali. A me, a dire il vero, qualche passaggio sfugge, ma mi affascina questo suo modo di collegare tutto. “Eh, eh, Colaninno l’aveva capito che i petrodollari tornavano al mittente, Tremonti no. Infatti, s’è visto. Lo segui il barile spot di Rotterdam? Ti dice niente?…”
Arturo è una brava persona. Alto e roseo come un boy – scout, gessato stretto, occhialini da ingegnere. Fiducioso ai limiti dell’ingenuità, ostenta il massimo del cinismo in queste sofisticate simulazioni. L’improbabile machiavellismo dovrebbe celarne la timidezza. Me lo immagino, ben attrezzato in un grande thinking - room, padroneggiare perfetti scenari virtuali, in preda a una foga tutta mentale. Le donne lo lasciano indifferente: di fronte ai massimi interessi planetari, il sesso è poca cosa. Questo è Arturo.
Una sera, al telegiornale, resto di stucco vedendolo in manette. Mitra dell’agente all’altezza del petto, mani dietro la schiena, gessato più attillato che mai. E’ accusato di concorso mafioso. Non ci credo.
I giorni seguenti è tutto un viavai d’inquirenti : bagliori blu, scatti metallici, armi . Poi sopraggiunge un omino trafelato, che arranca tutto solo con una grande borsa. E’ il difensore: “Il mio cliente conta di chiarire al più presto la sua posizione e ha fiducia nella Giustizia.”
Passano i mesi e di Arturo perdo ogni traccia . Ricordo solo che le accuse contro di lui venivano da un pentito che poi avrebbe ritrattato. Finché un bel giorno me lo trovo davanti per strada, libero e roseo più di prima. Commozione, abbracci. Ma com’era nata la faccenda? Si guarda alle spalle: “Rappresaglie, regie occulte…” E ora che fai? “Il detective. Prima o poi li smaschero.” Chi può essere stato? Tace e ammicca con vaga complicità. Gli scintillano gli occhiali. Sibila: “Schegge impazzite del KGB, servizi deviati. Forse gli stessi libici.” Si allontana circospetto, col suo fascio di carte.
Arturo è una brava persona. Alto e roseo come un boy – scout, gessato stretto, occhialini da ingegnere. Fiducioso ai limiti dell’ingenuità, ostenta il massimo del cinismo in queste sofisticate simulazioni. L’improbabile machiavellismo dovrebbe celarne la timidezza. Me lo immagino, ben attrezzato in un grande thinking - room, padroneggiare perfetti scenari virtuali, in preda a una foga tutta mentale. Le donne lo lasciano indifferente: di fronte ai massimi interessi planetari, il sesso è poca cosa. Questo è Arturo.
Una sera, al telegiornale, resto di stucco vedendolo in manette. Mitra dell’agente all’altezza del petto, mani dietro la schiena, gessato più attillato che mai. E’ accusato di concorso mafioso. Non ci credo.
I giorni seguenti è tutto un viavai d’inquirenti : bagliori blu, scatti metallici, armi . Poi sopraggiunge un omino trafelato, che arranca tutto solo con una grande borsa. E’ il difensore: “Il mio cliente conta di chiarire al più presto la sua posizione e ha fiducia nella Giustizia.”
Passano i mesi e di Arturo perdo ogni traccia . Ricordo solo che le accuse contro di lui venivano da un pentito che poi avrebbe ritrattato. Finché un bel giorno me lo trovo davanti per strada, libero e roseo più di prima. Commozione, abbracci. Ma com’era nata la faccenda? Si guarda alle spalle: “Rappresaglie, regie occulte…” E ora che fai? “Il detective. Prima o poi li smaschero.” Chi può essere stato? Tace e ammicca con vaga complicità. Gli scintillano gli occhiali. Sibila: “Schegge impazzite del KGB, servizi deviati. Forse gli stessi libici.” Si allontana circospetto, col suo fascio di carte.